C’è un momento, davanti allo scaffale della carta igienica, in cui ti accorgi che qualcosa è cambiato. Non per forza manca il prodotto, ma l’occhio cade su confezioni “verde chiaro”, su scritte tipo “bambù”, e intanto, poco più in là, spuntano dispositivi che fino a ieri avresti associato a hotel o bagni futuristici. Ecco la “rivoluzione” di cui parlano tutti: non è una moda strana, è un cambio di abitudine che sta davvero ridisegnando la corsia dei supermercati.
Che cosa sta succedendo davvero (e perché sembra improvviso)
La novità non è che la carta sparirà, ma che il suo ruolo si sta ridimensionando. Il punto di svolta è l’aumento esplosivo dei bidet elettronici, con vendite cresciute fino al +340% in alcuni canali, e l’avanzata di alternative più sostenibili come la carta igienica in bambù.
Se ti sembra “improvviso”, è perché in bagno i cambiamenti sono lenti, poi a un certo punto diventano normalità. Un po’ come quando tutti hanno iniziato a comprare borracce e a smettere di prendere bottigliette ogni giorno.
I tre motori del cambiamento: ambiente, portafoglio, igiene
Dietro la corsa alle alternative ci sono tre spinte, molto concrete, che si rinforzano a vicenda.
Sostenibilità ambientale
Produrre carta richiede risorse, energia e processi industriali. Sempre più persone collegano la scelta quotidiana della carta a temi come deforestazione, consumo d’acqua e uso di chimica (ad esempio sbiancanti). Da qui la curiosità verso materiali diversi e filiere più “pulite”.Risparmio economico
La carta igienica pesa sul bilancio familiare più di quanto si ammetta. Quando i prezzi oscillano, ci si accorge subito della spesa ricorrente. Ridurre gli acquisti, anche solo parzialmente, diventa un micro obiettivo domestico.Migliore igiene
Qui i bidet elettronici vincono facile: getto d’acqua regolabile, intensità e direzione personalizzabili, spesso anche funzioni come seduta riscaldata o asciugatura. E soprattutto, in molti casi, l’installazione è semplice e non richiede opere murarie, basta un adattamento al WC e un collegamento all’acqua (e talvolta alla corrente).
A proposito, la parola chiave è proprio bidet: non come “oggetto d’altri tempi”, ma come tecnologia che torna protagonista in versione smart.
Le alternative che stanno conquistando spazio
La rivoluzione non è “o carta o niente”. È un menu di opzioni, e ognuno compone la propria combinazione.
- Bidet elettronici: riducono drasticamente il consumo di carta, rendono l’esperienza più confortevole e, per molti, più pulita.
- Carta igienica in bambù: spesso dichiarata biodegradabile, priva di cloro, con l’idea di una materia prima che cresce rapidamente e può richiedere meno risorse. Alcune linee, come proposte di mercato con fibre di bambù e packaging riciclabile, stanno diventando visibili anche nella grande distribuzione.
- Soluzioni “storiche” che ritornano: panni lavabili, usati con ammollo e lavaggio, un’abitudine che ricorda pratiche diffuse prima del boom economico. Non è per tutti, ma è un segnale interessante: quando l’obiettivo è ridurre rifiuti, anche le idee del passato tornano attuali.
Perché i supermercati “impazziscono” (senza che manchi la carta)
In Europa si parla di circa 15 kg pro capite annui di carta igienica. È un’enormità, e per i supermercati è una categoria ad alta rotazione, fatta di volumi, offerte, spazio a scaffale.
Ora immagina cosa succede quando:
- una parte dei clienti compra meno confezioni perché usa più acqua,
- un’altra parte cambia marca o formato per scegliere opzioni green,
- lo scaffale si frammenta tra linee tradizionali, riciclate, bambù, extra soft, compatte.
Non è caos, è ricalibrazione: più segmenti, più scelte, più test. E sì, qualche planogramma da rifare in fretta.
Miti da sfatare: nessun “divieto dal 2026”
Ogni tanto rimbalza la voce che la carta igienica verrà vietata dal 2026. Non ci sono basi operative per un divieto generalizzato: quello che stiamo vedendo è un trend volontario, spinto da preferenze dei consumatori e innovazioni di prodotto, non da un interruttore normativo che spegne la carta dall’oggi al domani.
Che cosa aspettarsi nei prossimi mesi
La carta tradizionale non sparirà, ma perderà centralità. In Italia, che è forte nella produzione del settore, la direzione più plausibile è un mix di:
- innovazione (materiali alternativi, formati compatti),
- riciclo e nuove fibre (anche da filiere diverse, come cartoni per bevande),
- e una crescita continua di soluzioni ad acqua.
La vera rivoluzione, alla fine, è semplice: stiamo riscoprendo che in bagno non esiste un’unica abitudine “normale”. E una volta che te ne accorgi, anche lo scaffale del supermercato non lo guardi più allo stesso modo.




