Ti è mai capitato di vedere il tuo gatto irrigidirsi appena spunta il trasportino? A me sì, e la cosa buffa è che spesso non è “paura dell’auto” o “capriccio”, è una semplice associazione: quel guscio di plastica compare solo quando sta per succedere qualcosa di poco piacevole. La buona notizia è che si può ribaltare tutto, con un trucco sorprendentemente semplice.
Il trucco che cambia tutto (davvero)
Il metodo che funziona più spesso, perché parla la lingua del gatto, è questo: lasciare il trasportino sempre aperto in casa, come fosse una cuccia o un rifugio.
Se il trasportino “vive” con voi, smette di essere il simbolo della visita dal veterinario o del viaggio, e diventa un posto normale, persino interessante. È qui che succede la magia: la familiarità spegne l’allarme.
Preparazione: dove metterlo e come renderlo invitante
Scegli una zona che il tuo gatto frequenta già, come soggiorno o camera. Evita angoli di passaggio rumorosi.
Per farlo diventare “casa”, punta su dettagli semplici ma potenti:
- Metti dentro una copertina con il suo odore, oppure una maglietta usata da te (profumo familiare).
- Lascia la porticina aperta e, se possibile, togli la parte superiore nei primi giorni (alcuni si fidano più in fretta).
- Coprilo parzialmente con un panno leggero, così sembra una tana (senza oscurarlo del tutto all’inizio).
Parola chiave: nessuna forzatura. Se lo spingi dentro, stai insegnando che il trasportino è una trappola.
Associazione positiva: cibo, gioco e micro vittorie
Qui si vince con la costanza, non con la velocità. L’obiettivo è che l’ingresso avvenga “per scelta”.
Prova così, in ordine:
- Premi vicino all’ingresso: qualche crocchetta davanti alla soglia, poi appena dentro.
- Pasto nel trasportino: sposta la ciotola gradualmente verso il fondo, giorno dopo giorno.
- Gioco mirato: una bacchetta o una pallina che “scappa” dentro, senza inseguimenti stressanti.
- Riposo dentro: se ci entra per osservare, non disturbarlo, quella è una conquista enorme.
Se è un gatto goloso, il rinforzo con il cibo è spesso l’alleato più efficace.
Progressione graduale: dalla porta chiusa ai mini tragitti
Quando entra serenamente, puoi iniziare piccoli passi. Pensa a una scala, non a un salto.
| Fase | Cosa fai | Durata |
|---|---|---|
| 1 | Porta chiusa mentre mangia, poi riapri e premio | 5-20 secondi |
| 2 | Porta chiusa, tu resti vicino e parli piano | 30-60 secondi |
| 3 | Sollevi il trasportino e lo appoggi subito | 5-10 secondi |
| 4 | Breve giro in casa, poi premio e pausa | 1-2 minuti |
| 5 | Primo tragitto in auto molto breve | 2-5 minuti |
Se miagola o si irrigidisce, non “insistere per fargli capire”. Torna alla fase precedente e rendila più facile.
Scegliere il trasportino giusto (e usarlo bene)
Un buon trasportino fa metà del lavoro. Cerca:
- Struttura solida e sicura, facile da pulire.
- Apertura comoda, meglio se anche dall’alto (aiuta nelle situazioni delicate).
- Ventilazione adeguata, senza creare correnti fredde.
- Dimensione corretta, deve potersi girare ma anche sentirsi contenuto.
Durante il viaggio, coprirlo con un panno può ridurre stimoli e rumori, creando un ambiente più rassicurante.
Il giorno del viaggio: piccoli accorgimenti anti stress
Qui conta il buon senso, più che le regole rigide:
- Evita un pasto abbondante subito prima di partire. Per alcuni gatti può essere utile ridurre il cibo fino a 8-12 ore prima, ma è meglio concordarlo con il veterinario, soprattutto se è cucciolo o ha esigenze particolari.
- Offri acqua a casa e, se il viaggio è lungo, durante le soste.
- Fissa il trasportino con la cintura o posizionalo stabile sul pavimento dietro, lato passeggero, così ondeggia meno.
- Parla a voce bassa, guida morbido, niente musica alta.
Come capire se stai andando nella direzione giusta
I segnali migliori sono silenziosi: entra da solo, ci fa un pisolino, ci nasconde un gioco, si strofina contro l’ingresso. Quando accade, hai trasformato il trasportino da “annuncio di guai” a rifugio familiare.
E alla fine la risposta è semplice, e rassicurante: non serve convincerlo, serve fargli scoprire che quel posto è suo, ogni giorno, anche quando non si parte.

